Il Bruscello
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Per la festa dell’Assunta sul sagrato del Duomo a Montepulciano, si fa il Bruscello, con due o più repliche nei giorni a cavallo del 15 agosto.
Si tratta di uno spettacolo di dilettanti che ha radici popolari diffuse in tutta la Valdichiana e la Valdorcia.



Il Bruscello era, infatti, una forma di teatro contadino rappresentato inizialmente nelle aie, in seguito nelle piazze, anche in occasione di fiere e feste patronali.
"Brusco" è il pungitopo e poi qualsiasi cespuglio: il suo diminutivo bruscolo o bruscello, che ricorda il francese brousailles, ricorda i pruni o una manciata di arbusti.

E' l'insegna di una cerimonia primaverile di risveglio degli alberi, che si propizia in giro e accompagnando il gesto con canti tradizionali. Pian piano il significato rituale si perde, resta il riunirsi insieme per cantare, rimane il simbolo di questa unione che è il cespuglio, il bruscello.
Col tempo il cespuglio diventa un albero: la pianta sotto la quale ci si riunisce all'ombra nelle fatiche della mietitura. E una nuova etimologia si affaccia: bruscello da arbor latino, arboscello, broscello, bruscello. Il bruscello diventa un mezzo di espressione contadina e può avere un significato preciso oppure raccogliere sotto di sé rappresentazioni diverse come il Racconto epico, la Vecchia, i Contrasti, le Zingaresche.
Lo spettacolo tratta argomenti di contenuto religioso, cavalleresco e leggende locali, prevalentemente in versi endecasillabi in ottava rima, con accompagnamento di fisarmonica o di violino.
Perdute quasi completamente le tradizioni della cultura contadina, nel 1939, dopo una lunga pausa, venne approntato un libretto nuovo e con motivi musicali più vari rispetto alle arie tradizionali. Per l’organizzazione del Bruscello è sorta una compagnia che cura anche l’allestimento di operette e di rappresentazioni di "Sega la Vecchia", un’altra antica forma di spettacolo popolare di origine ritualistico-carnevalesca, messo in scena da soli uomini mascherati. In tutti questi anni di spettacolo sono state raccontate in versi le storie di Pia dei Tolomei, Margherita da Cortona, Ghino di Tacco, Giulietta e Romeo, Il Poliziano, intrecciando amori, battaglie e leggende.
Sopra il sagrato della Cattedrale si alternano, quindi, il cantastorie, lo storico, i guerrieri ed i popolani che cantano seguendo un diverso stile musicale, a seconda del personaggio da interpretare, una sorta di teatro cantato, sulla base delle canzoni popolari senesi.

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